Una pillola sul Buddhismo

 Una pillola sul Buddhismo

Il Buddhismo in Italia è la terza religione più diffusa, dopo il Cristianesimo e l’Islam: esso conta un numero di fedeli costituito da 208.000 italiani buddhisti e 124.000 buddhisti di altra provenienza.

In Italia le più grandi associazioni buddhiste si sono riunite nel 2000 nell’Unione Buddhista Italiana, con sede a Roma, che comprende al suo interno scuole di diverse tradizioni: Theràvàda (sud-est asiatico), Mahàyàna (Estremo Oriente), Vajrayana (Tibet), Zen, Seon, che sostengono la pratica e la diffusione dell’insegnamento spirituale storico di Siddartha Shakyamuni (il Buddha).

Sommando gli altri 85.000 fedeli della Soka Gakkai, un nuovo movimento religioso, derivato dal Nichiren Daishonin giapponese ma che non fa parte dell’UBI (pur essendo membro dell’Unione Buddhista Europea), si arriverebbe a circa 332.000 buddhisti in Italia.

Fin dalla sua nascita come movimento per la riforma educativa nel Giappone degli anni ’30, al suo attuale status di associazione buddhista laica socialmente impegnata, la Soka Gakkai ha sempre avuto al centro la convinzione dell’illimitato potenziale di ogni essere umano e del diritto di ogni persona a condurre una vita felice e realizzata.

La presenza contemporanea è il risultato di sviluppi più recenti ed in continuità con l’interesse sorto anche in altri paesi europei verso le religioni “dharmiche”, inizialmente sul piano filosofico, verso la fine dell’Ottocento. Alla base di questo pensiero c’è l’altruismo, il non attaccamento ai beni materiali, la compassione e la pace interiore, in modo da percorrere la via dell’illuminazione secondo gli insegnamenti del Buddha.

Si può parlare così di un’esplosione di interesse per il buddhismo tibetano che va dagli anni ’60-’70 soprattutto negli ambienti della controcultura hippie. Questo successo passa anche per la letteratura e il cinema, dal Siddartha di Hermann Hesse a film come Piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci, Sette anni in Tibet e Kundun. Questi spunti letterari e cinematografici – insieme con la notorietà del XIV Dalai Lama – hanno sicuramente favorito anche la diffusione del buddhismo in Italia.

La presenza buddhista in Italia comincia a farsi notare nel 1960, con la fondazione a Firenze dell’Associazione Buddhista Italiana e con la pubblicazione dal 1967 della rivista Buddhismo Scientifico.
L’Intesa tra lo Stato italiano e l’Unione Buddhista Italiana è stata ratificata l’11 dicembre 2012.
Chiunque si impegni ad abbracciare e praticare i principi religiosi, etici e umanitari del Buddismo di Nichiren Daishonin può entrare a far parte dell’Istituto.

Anche a Torino è presente una sede, in corso Bramante 58, int 9, dove è possibile partecipare alle riunioni di discussione o recitare insieme. Si tratta di incontri colmi dello spirito della pace e dell’amicizia, a cui invitare amici, colleghi, compagni, figli.
Al cuore di ogni riunione ci sono le esperienze personali, affinché ogni partecipante si senta ispirato e desideri sperimentare in prima persona la gioia che deriva dalla pratica buddista.

di Raffaella Fraudatario

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Sara Levrini