Madreperla, il rap è GUÈ

 Madreperla, il rap è GUÈ

37 minuti e 34 secondi di lectio magistralis, in vestaglia rossa.

MADREPERLA è il nuovo album di GUÈ, tredici mesi dopo “GVESUS”. Annunciato come l’album dei sogni, presentato, anzi spiegato, come incentrato sullo stotytelling, sulla narrazione. La domanda era: “Cosa avrà da dire, dopo solo un anno dall’ultimo album – di 16 tracce – un rapper di 42 anni, che non è più pequeno?”.

Partiamo dalla produzione, che è di Bassi Maestro ed è in grado di sublimare le necessità e le volontà di GUÈ. Si sente un’amalgama perfetta tra le due menti che hanno pensato i beat per tributare artisti ma soprattutto atmosfere, da quelle newyorkesi – e il featuring con Benny The Butcher fa capire quanto GUÈ sia attuale, al passo con la scena americana e, soprattutto, riconosciuto da questa – a quelle southern – e qui Bassi dà il meglio come produttore, è proprio il suo – a quelle più morbidone G Funk, come in “Mi Hai Capito O No?”.

Ecco, è da ascoltare tutto, l’album. Di filata, proprio come si dovrebbe fare con un album. Dall’inizio alla fine, ogni volta che si schiaccia ‘play’. Ci sono dentro riferimenti musicali e lirici, espliciti e non, a Daryl Hall & John Oates, Ini Kamoze e i sound giamaicani, Rick Ross, i De La Soul, i Public Enemy, Ice Cube e i N.W.A., ma anche Neffa, i Sangue Misto, i Sottotono, Fabri Fibra e, ovviamente, i Club Dogo.

I featuring sono intergenerazionali, da Paky a ANNA, a Sua Maestà Sfera Ebbasta, a Massimo Pericolo, a Marracash e Rkomi, Mahmood, al già citato Benny The Butcher e il nuovo reuccio del pop funk, Napoleone. Ogni traccia ti fa pensare, per un qualche motivo, che sia la tua preferita dell’album, ma poi ripensi a quella prima o quella dopo e ti smentisci. C’è lo street rap, quello che se non c’è Benny The Butcher mica ti fa il feat, c’è l’arroganza che ci vuole, i party, gli errori e gli eccessi, ma GUÈ & GUÈsts – e si apprezzi il gioco di parole – ci raccontano tanto di amore, sentimenti, fragilità e temi di attualità sociale.

La lezione è di quelle che segui senza prendere fiato. Quelle tenute da chi ha studiato perché ha vissuto. Non ha bisogno di far sentire al sicuro chi c’era negli anni ’00 e non deve strizzare l’occhio a chi non c’era. Arriva per quello che è, è pura essenza. Doveva essere il suo album dei sogni, lo è già anche per noi, in questo inizio 2023.

Ecco cosa aveva da dire, GUÈ. Anzi, da dare. Che sia per la volontà di raccontarci davvero tutto questo – e i suoni di Bassi lo garantiscono parecchio – o che sia per la facilità di giocare con le rime, GUÈ ci butta perle. Tante. E lui è pura MADREPERLA.

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Andrea 'Frisk' Lazzero

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