La svolta green del cinema

 La svolta green del cinema

Può non sembrare vero, ma una produzione cinematografica ha un impatto ambientale negativo.

Il cinema inquina. Basti pensare a tutti i mezzi di ripresa, alle logistiche impattanti, alle scene da ripetere, alle costruzioni scenografiche, ai trasporti della troupe e ai cestini del pranzo per tecnici e attori.

Il tema green tocca quindi anche il mondo del grande schermo, e la svolta verde del settore è in grande espansione.

È chiaro che le riprese sono il momento più inquinante, ma non è il solo. Non a caso anche i festival si stanno attrezzando e dopo alcuni segnali già colti ad esempio alla Mostra del cinema di Venezia da qualche anno, anche il Festival di Cannes 2021 ha annunciato per l’attesa nuova edizione di luglio in presenza, un cambio di passo radicale.

La kermesse cinematografica, infatti, ha annunciato di voler essere essa stessa un’attivista ambientale. Nella pratica quello che farà Cannes è ciò che anche sui set italiani si comincia a fare, ossia: eliminazione totale delle bottiglie di plastica, catering responsabile con prodotti a km zero, materiali biodegradabili, uso di auto elettriche o ibride per i trasporti, avvicinare al 100% il tasso di recupero dei rifiuti, incentivare la mobilità soft (a piedi), in bici o con mezzi elettrici.

E ancora, Cannes – che farà pagare una tassa ambientale di 20€ – userà meno red carpet, che quest’anno sarà di materiale riciclato e riciclabile.

In Italia, apripista ambientalista del cinema è stato il produttore di Tempesta Carlo Cresto Dina, che 10 anni fa ha fondato “EcoMuvi con un disciplinare aggiornato di recente in materia di normative europee sulla sostenibilità e per l’inclusione di un ciclo vita completo del prodotto, fino all’aggiunta di alcuni reparti finora poco rappresentati come quelli della cosmesi e del tessile.

“Società importanti come Indiana e Mompracem lo hanno adottato con successo per i loro film, riducendo drasticamente le emissioni e risparmiando denaro. In questi anni – spiega Cresto Dina – il nostro esempio è stato seguito, sono stati pubblicati altri protocolli. “EcoMuvi”, che è gratuito e a disposizione, è uno dei pochissimi al mondo interamente certificabili, che permette cioè di misurare scientificamente la riduzione totale delle emissioni”.

Il tema non riguarda solo le produzioni del cinema, ma anche quelle del piccolo schermo.

La seconda stagione della serie Sky Original,Romulus di Matteo Rovere, le cui riprese sono previste a maggio, ha l’ambizione di essere la più ecosostenibile di sempre. Parte del piano di Sky è diventare Net Zero Carbon entro il 2030. In partnership con Albert e con Zen2030, il nuovo set di “Romulus” ambisce alla certificazione ufficiale Albert di produzione sostenibile. E anche Netflix annuncia il progetto “Emissioni zero + Natura”, con l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di gas serra entro la fine del 2022. 

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Jessica Scano