La prima manovra economica del governo Meloni

 La prima manovra economica del governo Meloni

Il testo della prima legge di bilancio del governo Meloni è pronto per essere discusso in Parlamento. Le forze politiche dovranno confrontarsi e arrivare all’approvazione nei tempi corretti per non incorrere nell’esercizio provvisorio di bilancio.

Secondo quanto si apprende da fonti del governo, il testo non sarebbe ancora definitivo ma la legge metterebbe sul piatto risorse per per oltre 35 miliardi di euro, dedicandone larga parte all’emergenza energetica.  

In tema di utenze, infatti l’ultima bozza ha apportato alcune novità: dalla bolletta dell’energia elettrica usciranno alcuni oneri che non riguardano il consumo effettivo facendo così risparmiare le famiglie e le imprese.

Ma quali sono le altre novità presenti nella bozza di legge che è arrivata a contenere 155 articoli? Una di queste è la Flat Tax, cavallo di battaglia del centro destra durante la campagna elettorale: dal 2023 infatti ad autonomi e partite Iva dovrebbe essere applicata l’aliquota del 15% fino a 85.000 euro (prima si fermava a 65.000 euro). Questa norma sarà applicabile solo dietro il rilascio di una specifica misura di deroga da parte delle autorità europee.

Novità anche in tema di famiglia: l’assegno unico per i figli avrà una maggiorazione del 50% per il primo anno di vita e per le famiglie con tre o più figli fino al terzo anno di ciascun figlio, ma solo se il reddito Isee della famiglia non supera i 40.000 euro. La manovra stabilisce anche che l’indennità di congedo parentale che spetta ai genitori nei primi 12 anni di vita del figlio venga estesa alla madre lavoratrice.

Novità anche per gli importi dell’assegno unico per i figli. In una prima versione del testo la maggiorazione del 50% era prevista sia per il primo anno di vita del bambino sia per le famiglie con tre o più figli fino al terzo anno di ciascun figlio. Con l’ultimo aggiornamento della bozza, invece, l’incremento per questa seconda categoria acquisisce un requisito in più: l’Isee della famiglia non deve essere superiore ai 40 mila euro. 

Tra gli aggiustamenti apportati alla bozza, c’è anche il congedo parentale. Oltre alla definizione del mese aggiuntivo retribuito, l’articolo 66 della manovra stabilisce che l’indennità al 30% che spetta ai genitori nei primi 12 anni di vita del figlio viene alzata all’80% alla madre lavoratrice, per la durata massima di un mese fino al sesto anno di vita del bambino.

In merito alle pensioni le novità riguardano quota 102 che da gennaio 2023 non sarà più in vigore e Opzione donna, che permette alle donne di lasciare il lavoro con anzianità contributiva di almeno 35 anni e i 60 anni di età e che sarà prorogata anche per il 2023. La bozza introduce nuovi requisiti per poterla applicare: riguarderà solo caregiver, invalide e dipendenti di aziende in crisi e saranno fornite agevolazioni in termini di età pensionabile a chi ha figli. Questo ultimo aspetto consiste nel fatto che l’uscita viene anticipata per ogni figlio fino a un massimo di due.

Queste due norme, l’aumento dell’indennità di congedo parentale per le madri e l’uscita anticipata dal lavoro per le donne che si occupano della cura di parenti o che hanno avuto dei figli, ha suscitato numerose reazioni perché sembra voler sottolineare un modello di famiglia e un ruolo delle donne tradizionale particolarmente legato alla cura, alla famiglia e ai figli. Ci si chiede infatti perché il congedo parentale non sia esteso anche ai padri o l’uscita anticipata dal mondo del lavoro non possa essere anche per i padri con uno o più figli o per gli uomini che decidono di dedicarsi alla cura di parenti anziani.

Un’altra norma ha scatenato non poche reazioni: si tratta di quella che regola l’utilizzo del contante e la soglia per l’obbligo di accettare i pagamenti digitali con carta e bancomat senza incorrere in sanzioni che nella legge di bilancio è salita da 30 a 60 euro. Una misura che favorisce l’utilizzo del contante sommata all’innalzamento del tetto dei pagamenti in contante che dal primo gennaio passa a 5000 euro (dai mille di oggi). Favorire l’utilizzo del contante potrebbe incentivare il lavoro nero, l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro, questa l’opinione di quanti sono contrari a queste norme.

Fra le norme più contestate, anche questa oggetto di campagna elettorale, l’abolizione del reddito di cittadinanza, o meglio una forte limitazione alle categorie che ne potranno usufruire, prima di essere abrogato del tutto nel 2024.

Per il momento il governo Meloni lo ha confermato per i primi 8 mesi del 2023 alla categoria di percettori definiti “occupabili”, cioè coloro che hanno tutte le condizioni e nessun impedimento per ottenere un impiego. Si tratta di circa 404 mila nuclei in Italia, che per sei mesi dovranno frequentare un corso di formazione o di riqualificazione professionale e accettare la prima offerta di lavoro congrua. La mancanza di anche uno solo di questi due aspetti fa perdere in automatico il sussidio. I beneficiari, però, avranno l’occasione di accettare contratti di lavoro intermittente o stagionale fino a 3000 euro lordi senza rinunciare al Rdc. Per chi invece non è “occupabile” cioè, 635.000 nuclei familiari con figli minorenni, disabili o anziani a carico non cambierà niente. Il presidente Meloni ha giustificato così questa scelta: “il governo intende ricostruire una cultura e un’etica del lavoro e farlo insieme a chi fa impresa e chi produce, è un segnale forte”.

Forse anche a causa di quanto accaduto a Ischia, nella bozza è stato introdotto un fondo di 160 milioni di euro dal 2023 al 2027 per il contrasto del consumo del suolo. Lo scopo è avviare un percorso per fronteggiare il cambiamento climatico e allinearsi alla Strategia Ue per il suolo al 2030.

Nulla invece per quanto riguarda la cultura e l’istruzione.

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Carola Messina