La grande saggezza

 La grande saggezza

“Ho lavorato 30 anni come fotografa per avere un pugno di scatti che rappresentassero la mia opinione, non per collezionare migliaia di immagini”

Inaugura a Gallerie d’Italia in Piazza San Carlo la prima europea assoluta di Cristina Mittermeier, biologa marina di formazione, ma ora fotografa di professione.

Classe 1966, nata a Città del Messico, Mittermeier si laurea in ingegneria biochimica e scienze marine, e inizia a girare il mondo con numerose spedizioni che documentano l’allarmante declino dello stato di salute degli oceani. Da lì la passione per la fotografia che diventa un lavoro vero e proprio dopo un corso di perfezionamento che la porta ad essere riconosciuta come ‘fotografa della conservazione’. Nel 2014 ha cofondato SeaLegacy, un’agenzia di marketing, educazione e comunicazione globale per la salvaguardia degli oceani.

Marco Cattaneo, presidente di National Geographic Italia l’ha intervistata in apertura della mostra, a partire dalla doppia anima degli scatti: da una parte la natura e gli animali; dall’altra le popolazioni indigene dell’America centrale e del sud.

“I biologi sono ‘sul fronte’, quindi in seguito a questo lavoro mi sono approcciata alla fotografia per sensibilizzare le persone. Inizialmente volevo essere una fotografa naturalista per avere più indipendenza, ma il mio primo marito era un antropologo e mi ha avvicinata alle popolazioni indigene del Brasile. Lì ho capito che tutti dipendiamo dalla natura, non ne siamo slegati.”

Mittermeier racconta poi com’è nata l’idea di fondare SeaLegacy: “Volevamo favorire e promuovere la conservazione degli ecosistemi, dando più fondi alle realtà già esistenti. L’azione principale è rivolgersi ai politici, persone che possono cambiare le cose e prendere decisioni pratiche. Sono speranzosa e ottimista perché ho visto che i risultati si ottengono se la popolazione e la politica collaborano.”

Collegandosi poi con la precedente mostra The Circle, sull’economia circolare, Cattaneo chiede una riflessione e uno sguardo al futuro: “L’economia si basa sul concetto di crescita costante, ma questo in natura si trasforma in un cancro che sfrutta le risorse in maniera eccessiva. Ho potuto osservare le popolazioni indigene che non hanno il nostro tipo di ricchezza. La loro risiede nell’orgoglio della comunità, della lingua, della religione, dei legami… è questo che fa la loro felicità. Forse anche noi potremmo farlo? Invece di crescere costantemente?”

La mostra è aperta e visitabile fino al 1° settembre 2024. Tutte le info sul sito.

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Sara Levrini