I primi provvedimenti del governo

 I primi provvedimenti del governo

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, così vuole essere chiamata Giorgia Meloni: la prima donna premier italiana ha deciso di mantenere l’articolo al maschile e ha emanato in tal senso una nota ai ministeri e agli uffici di Camera e Senato.

Ma non è solo questa la notizia: nel primo consiglio dei ministri è stato approvato un unico composito decreto che ha suscitato numerose reazioni e qualche polemica. Il decreto ha riguardato diversi ambiti, dalla giustizia alla sanità, argomenti che sono stati molto presenti anche nella campagna elettorale soprattutto per quanto riguarda la diversa linea di pensiero, e quindi di condotta, rispetto all’emergenza covid. Il decreto infatti prevede la fine dell’obbligo di vaccino per il personale delle strutture sanitarie, obbligo che sarebbe naturalmente scaduto il 31 dicembre. Non sono mancati i commenti e i dubbi su questa iniziativa, che sembra indirettamente convalidare la teoria per cui il vaccino anti covid non sia necessario o sicuro. Oltre a questo il governo ha deciso di sospendere la pubblicazione giornaliera del bollettino dei dati relativi alla diffusione della pandemia, ai ricoveri e ai decessi che ora sarà reso noto con cadenza settimanale.

Il decreto legge include anche misure sulla giustizia: in particolare hanno fatto discutere le norme proposte dal neo ministro della giustizia Carlo Nordio al fine di modificare l’ordinamento penitenziario per quanto riguarda l’ergastolo ostativo. Questo istituto consiste nell’impedimento di abbreviare o convertire in pene alternative l’ergastolo, a meno che la persona detenuta decida di collaborare con la giustizia. Una norma ritenuta già nel 2021 incompatibile con la nostra costituzione e sulla quale si pronuncerà la Corte Costituzionale che potrebbe ritenere il decreto legge incostituzionale; gli scenari sono due: se fosse proclamata l’incostituzionalità si aprirebbe uno scontro col nuovo governo, ma la decisione potrebbe anche venir rimandata, in attesa del passaggio del decreto in Parlamento.

Ultima ma non certo per importanza la norma cosiddetta anti rave, che nasce dalla volontà di fermare i party illegali, sull’onda dell’ultimo organizzato a Modena. Sono già state annunciate modifiche al testo, che nella sua formulazione rischia di colpire anche le manifestazioni non autorizzate, le forme di protesta spontanee ma pacifiche, prevedendo fino a sei anni di carcere. Moltissime le proteste, non solo da parte dei partiti di opposizione e dei sindacati ma anche dai giuristi vicini al centro destra.

Intanto il nostro presidente del Consiglio è volato in Europa dove ha incontrato per la prima volta nel suo nuovo ruolo i vertici delle istituzioni europee con i quali sono stati affrontati molti temi, dalla guerra in Ucraina al tetto al prezzo del gas e delle eventuali modifiche da apportare alla gestione europea dei flussi migratori. A questo proposito una grave crisi è in atto proprio in questi giorni al largo della Sicilia e nel porto di Catania. Il ministro degli Interni Piantedosi sta tenendo una linea dura nei confronti delle navi che soccorrono i migranti in difficolta nel mediterraneo. Nonostante siano molte le imbarcazioni che autonomamente sono riuscite ad attraccare in Sicilia o in Calabria, il ministro si sta mostrando invece determinato con le navi soccorso. Molte polemiche hanno suscitato le modalità con cui ieri sono fatte sbarcare alcune delle persone a bordo, soprattutto donne e minori non accompagnati, rimandando sulla nave, con uno sbarco “selettivo”, solo pochi uomini definiti  “carico residuale”, una definizione quanto meno infelice se si pensa che è riferita a persone. Anche il Presidente della Fondazione Cei Migrantes, monsignor Giampaolo Perego, ha aspramente criticato le misure intraprese dal ministro Piantedosi.

È cominciata infine la visita del Presidente Meloni in Egitto. Una visita che ha avuto come argomenti principali, ancora una volta, l’energia e i migranti, lasciando sullo sfondo il caso Regeni, un caso drammatico ancora irrisolto che non ha avuto la collaborazione delle autorità egiziane nella sua risoluzione.

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Carola Messina