Golden Hour – MARZO 2023, seconda parte

 Golden Hour – MARZO 2023, seconda parte

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Pochi giorni fa Please Please Me – il primo album dei Beatles – ha spento 60 candeline: il disco fu pubblicato il 22 marzo 1963, preceduto dai singoli Love Me Do e dalla title track Please Please Me, sotto etichetta Parlophone. Per la suddetta casa discografica ai tempi lavorava George Martin, celebre produttore e figura cardinale della musica pop-rock globale, che ebbe un ruolo fondamentale nella storia e nella carriera del complesso britannico. Martin, con sguardo visionario, ripose parecchia fiducia nei Fab Four, tanto che Paul McCartney stesso, in occasione della morte del discografico (8 marzo 2016), ne parlò come di un “secondo padre”, nonché un “quinto Beatle”: 

“He was a true gentleman and like a second father to me”

“If anyone earned the title of the fifth Beatle it was George”

Please Please Me è costituito da quattordici brani di cui è difficile fare una selezione, visti il successo e l’importanza che la maggior parte di essi ebbero: basti pensare alle celeberrime I Saw Her Standing There, i due singoli di cui sopra, Twist And Shout… otto brani originali e sei cover (l’ultima citata, insieme ad Anna, Chains, Boys e A Taste of Honey) che segnarono la prima tappa della fulminante carriera dei quattro, che appena in una decina d’anni divennero “più famosi di Gesù”, come dichiarò John Lennon in un’intervista per il quotidiano Evening Standard

È suggestivo paragonare quest’album ai successivi dischi dei Fab Four: con il passare degli anni diventano infatti percepibili alcuni notevoli cambiamenti, relativi perlopiù alle “sperimentazioni” ed agli effetti, che progressivamente divenivano possibili grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie disponibili negli studi di registrazione – ai tempi in costante e rapido aggiornamento: tra psichedeliche manipolazioni del nastro, voci e strumenti rallentati e/o accelerati, loop e rumori incorporati all’interno dei brani, il modus operandi dei Beatles cambiò di album in album, parecchio e pure velocemente, in una vera e propria corsa alla novità. 

Interessante, poi, notare come la progressiva complessità dei brani dei quattro, unita all’asfissiante divismo rivolto alla band (che spesso rendeva difficoltoso – nonché pericoloso – lo svolgimento dei live) contribuì, nel ’66, alla drastica decisione di smettere di esibirsi, con l’unica eccezione del loro ultimo celebre concerto, tenutosi sui tetti della sede londinese di Apple (il cosiddetto Rooftop Concert del 30 gennaio 1969).

Please Please Me occupa il 39esimo posto in classifica tra i 500 GREATEST ALBUMS OF ALL TIME secondo Rolling Stone (al primo posto troviamo un altro disco dei Beatles, ovvero Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, definito dal periodico – probabilmente, a ragione – come “l’album rock’n’roll più importante di sempre”) e, oltre ad essere stato coperto da una vera e propria pioggia di dischi d’oro e di platino, rimase per svariate settimane primo nelle chart britanniche (e non solo).

I fondi disponibili per la realizzazione del primo album dei Fab Four erano pochi: la band era agli esordi e Parlophone – dopotutto una suddivisione della Electric and Musical Industries (EMI) – non disponeva di grandi budget: i Beatles dovettero così registrare l’intero album in un’unica giornata. Il tutto fu reso ancora più complicato da un terribile raffreddore di John Lennon, ma i quattro riuscirono comunque a portare a termine l’impresa, in quelli che Mark Lewisohn (scrittore britannico e biografo del gruppo) definì i “585 minuti più produttivi della storia della musica registrata” (da The Complete Beatles Recording Sessions: The Official Story of the Abbey Road years).

DiStagione

Cominciamo con alcune news italiane; è uscita Dimmi Che C’è di thasup con Tedua. Pur mantenendo alcuni degli stilemi caratteristici di molta sua musica precedente, con questo brano il rapper e producer romano sembra volerci dire che qualcosa sta cambiando: permangono il suo tipico modo di rappare e cantare, così come il suo timbro, il suo immaginario e “l’intorno” tutto particolare in perfetto stile thasup, ma non troviamo più numeri, cifre e simboli nel titolo, così come significativa potrebbe essere la natura del video ufficiale del pezzo: perlopiù in live action e senza le classiche animazioni cartoonesche. Interessanti, forse rivelatori, anche alcuni dei versi del testo:

Non posso più far finta di star bene come un comico

Chissà! Dopo un’assenza di qualche mese (l’ultima release, in collaborazione con Noemi, risaliva a giugno 2022) è poi tornato anche Carl Brave, anche lui con un singolo: il cantautore romano – dopo essere stato “in clausura a lavorare sul disco” come lui stesso dice su Instagram – ha pubblicato Remember, “un assaggio” dell’ultima fatica con contorno di date del nuovo tour estivo, comunicate ai fan in data mercoledì 29; proseguendo con le metafore gastronomiche, si tratta di un pezzo dal sapore piacevolmente agrodolce, veicolato dalle numerose, evocative immagini che Carl Brave si dimostra sempre particolarmente abile a dipingere – a parole, così come in musica (ricordiamo che il cantautore stesso cura personalmente ciascuna delle produzioni dei suoi brani).

Spostandoci all’estero, continuiamo con alcuni singoli: è fuori Eyes Closed (corredata, peraltro, di una Piano Version), il primo passo verso il nuovo disco di Ed Sheeran, frutto di un lavoro decennale alla ricerca del “perfetto album acustico”, a detta del cantautore del West Yorkshire: si chiamerà Subtract e potremo ascoltarlo a partire dal 5 maggio prossimo. Novità anche per Larry June e The Alchemist: con 89 Earthquake, Palisades CA (feat. Big Sean) e Porsches in Spanish, i due si preparano per The Great Escape, l’album che uscirà il 31 marzo. Tra gli ospiti, oltre al già citato Big Sean, figurano Wiz Khalifa, Joey Bada$$ e Curren$y. Come sempre raffinato nella scelta dei suoi ricercati sample, nell’ultimo brano sopra citato The Alchemist campiona Let Me Try dei Crosstown Express, in un beat trasudante opulenza che ci fa sentire per davvero sui sedili di auto costose, come una Bentley Bentayga:

I got better with time (What else?)

it’s embedded in mine

Bentayga seats reclined

Cosa avrei potuto chiedere di meglio, poi, in queste giornate di sole e clima mite, se non due nuovi pezzi – e, in generale, nuova musica in arrivo – di Tyler, The Creator? DOGTOOTH e SORRY NOT SORRY, pubblicati rispettivamente il 27 ed il 29 marzo, costituiscono infatti i due primi estratti di CALL ME IF YOU GET LOST: The Estate Sale (in uscita venerdì 31 marzo), edizione deluxe dell’album di ormai quasi due anni fa: “CALL ME IF YOU GET LOST was the first album I made with a lot of songs that didn’t make the final cut. Some of those songs I really love, and knew they would never see the light of day, so I’ve decided to put a few of them out” (“CALL ME IF YOU GET LOST è il primo tra i miei album con parecchi pezzi che non sono arrivati alla fase di scrematura finale. Amo particolarmente alcuni di quei brani e, conscio del fatto che non sarebbero mai usciti, ho deciso di pubblicarne alcuni”), ha dichiarato Tyler su Twitter. Suggerisco caldamente l’ascolto di entrambi e, in particolare, la visione del video di SORRY NOT SORRY, particolarmente suggestivo: troviamo qui Tyler in tutte le sue “versioni”, con i cambiamenti e le “evoluzioni” che il rapper californiano ha affrontato nel corso della sua (ormai quasi ventennale) carriera; il testo è essenzialmente una richiesta di scuse diretta a famiglia, amici, ex-partner e fan, ma anche alla Terra stessa, 

Sorry Mother Earth, polluted air with chemicals and dirt

These cars ain’t gonna buy and drive themselves, 

What the hell you think I work for? 

fino ad arrivare agli antenati di Tyler stesso, con i quali costui si scusa per il fatto di indossare dei diamanti (riferendosi alla questione dei cosiddetti blood diamonds). Devo dire che provare di nuovo le emozioni e le energie trasmesse dall’album che ha accompagnato gran parte della mia estate 2021 non mi è dispiaciuto affatto, anzi; attendo con ansia il resto degli outtakes. Concludiamo con tre album: rispettivamente in data 3 e 24 marzo (la data di pubblicazione degli ultimi due coincide) sono infatti usciti Red Moon in Venus, di Kali Uchis, Since I Have A Lover, di 6LACK e Did You Know That There’s A Tunnel Under Ocean Blvd, di Lana Del Rey. Procediamo con ordine; nel numero di gennaio abbiamo parlato di I Wish you Roses, il singolo di Kali Uchis che aveva posto ottime premesse per l’album: le mie aspettative non sono state deluse. Red Moon in Venus è un album che incolla le cuffie alle orecchie: selezionare un brano in particolare tra le 15 gemme che costituiscono la tracklist non è semplice, ma – se proprio devo – la mia preferenza va a Fantasy, in collaborazione con Don Toliver. Il rapper di Houston, poi, funge da raccordo anche per la prossima release: lo troviamo infatti in Temporary, quindicesima traccia del terzo album in studio di 6LACK; ho apprezzato particolarmente anche chasing feeling e Talkback (rispettivamente tracce 7 e 10). Ultima, ma non per importanza, troviamo Lana Del Rey, il cui percorso verso il nuovo disco (del quale abbiamo seguito alcune tappe nei numeri di dicembre e febbraio) si è concluso venerdì scorso, con l’uscita di Did you know that there’s a tunnel under Ocean Blvd. Elizabeth Woolridge Grant presenta ai fan un album lungo e impegnativo, nel quale, ancora una volta, risultano centrali le sue vicende personali e intime: in Fingertips, ad esempio, Lana chiede al fratello minore di smettere di fumare, menziona sua nipote, riflette sulle possibilità di avere dei figli e su come molti l’abbiamo definita inadatta al ruolo di madre:

It’s said that my mind 

Is not fit, or so they said, to carry a child

La famiglia, insieme a tutto ciò che vi è connesso, è uno tra i nodi principali del disco: una tematica particolarmente delicata, così come delicatissimo è Margaret, brano realizzato in collaborazione con il cantautore statunitense Jack Antonoff (di cui forse ricorderete la militanza nei Fun., divenuti celebri con le hit We Are Young e Some Nights) e dedicato a Margaret Qualley, fidanzata del suddetto. Oltre ai titoli già citati, ho poi apprezzato particolarmente Paris, Texas, realizzata a partire da I Wanted to Leave, pezzo “solo piano” di SYML del 2020. Brian Fennell (vero nome dell’autore del brano), si è detto onorato della collaborazione, sia in qualità di artista che di fan di Lana, e ha fatto le seguenti dichiarazioni: “What she’s done with her song Paris, Texas is honest, and beautiful”, e ancora, riferendosi alla sua I Wanted to Leave, “she’s taken it and made it her own. It feels like some cosmic force was guiding the process since I wrote the song”.

Golden Hour Gems

Spiegare il feeling sinestetico che guida questa playlist non è semplice, anche se forse (in altre parole, “tirandomela” un po’ meno) tutto è più semplicemente riconducibile ad una certa istintualità, insomma delle libere associazioni che mi guidano nella selezione di brani che trovo particolarmente adatti alla fascia oraria più bella di tutte, ovvero quella dello Spritz. L’atmosfera laid-back di Addiction di Eimaral Sol e synth bass caldi e saturati come quelli che troviamo nella stupenda Myself di Anfa Rose sono alcuni tra i requisiti per entrare in Golden Hour Gems.

Tra i pezzi scelti questo mese mi ha colpito particolarmente vielzubreit 2, degli Steintor Herrencor: si tratta un trio dark wave/post punk (definizione che si sono dati gli artisti stessi nella loro bio di SoundCloud) proveniente dalla città tedesca di Hannover, che ho scoperto grazie ad un reel pubblicato su Instagram da Julius Croonen, un ragazzo tedesco che propone stuzzicanti ricette vegane – nonché ottimi consigli per gli ascolti, come in questo caso.

Buon ascolto.

Al prossimo numero!

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Francesco Bonfante