Golden Hour – GIUGNO 2023, seconda parte

 Golden Hour – GIUGNO 2023, seconda parte

MusiCalendario

Per quanto riguarda giugno, ho pensato di dedicare questa parte della nostra rubrica ad un evento di capitale importanza per la musica ed il relativo mercato, ma – in generale – per cultura e arte tout court: la nascita (e poi la diffusione) del cosiddetto “33 giri”.

Dopo alcune sperimentazioni risalenti al decennio precedente, il primo LP fu ufficialmente introdotto sul mercato dalla Columbia Records il 21 giugno 1948 ed ebbe un notevole impatto per alcune sue peculiari qualità, la lunga durata dell’incisione in primis: proprio per l’elevata capacità – inaudita per l’epoca e, peraltro, estesa ulteriormente dalla possibilità di incidere su ambo i lati – il neonato LP divenne il supporto per eccellenza per opera lirica e musica classica (l’acronimo sta proprio per long playing). Questo è un aspetto sul quale è interessante riflettere: ripercorrendo la storia è infatti possibile notare come le forme musicali – e, di conseguenza, il mercato – si siano adattate ai supporti e alle loro caratteristiche tra cui, appunto, la durata. Tra gli anni ’50 e i ’60, ad esempio, è riscontrabile un’ampia diffusione di singoli, riconducibile al “45 giri” e a quel particolarissimo medium che è stato il jukebox, molto più di un semplice sistema di diffusione sonora: l’apparecchio divenne infatti il simbolo di un vero e proprio stile di vita, un modo di essere e di comportarsi della neonata società giovanile che, proprio in quegli anni, cominciava a rivendicare i suoi spazi e ad avere gusti, mode e tendenze propri. Allo stesso modo, anche il protagonista di questo breve excursus ha avuto il suo periodo di gloria: a partire dalla seconda metà dei ’60 è infatti possibile assistere ad un nuovo sorpasso nella gara tra i supporti; ora è in testa l’LP, anche in ragione delle nuove, maggiori ambizioni di complessità ed “artisticità” dei musicisti, che cominciano a puntare su brani lunghi, raccolti in discorsi articolati e coesi sotto forma di album (a maggior ragione se si tratta di concept album, che in questo periodo hanno una tra le loro fasi di maggiore splendore e fortuna).

Ci ricolleghiamo quindi – in un certo senso – allo scorso numero: ancora una volta la musica, l’arte e la tecnologia (ed il relativo commercio che se ne fa) si compenetrano in maniera prolifica, influenzandosi vicendevolmente; se vogliamo, possiamo sentirvi una certa eco della figura dell’artista rinascimentale che, con le sue competenze a metà tra artigiano e intellettuale, costituiva una personalità particolare, una sorta di “artista totale”.

Capire e conseguentemente prevedere ciò che orienta il mercato musicale non è semplice, tant’è vero che – nel corso degli anni – la storia non ha mai smesso di sorprenderci con diverse possibili variabili; per un esempio basta fare un ulteriore passo indietro rispetto alla fatidica data menzionata in apertura e tornare al 1888, quando Emile Berliner brevettò il disco a 78 giri, un’alternativa al cilindro fonografico di Edison ben più capiente, maneggevole e vantaggiosa: la stampa – e dunque la diffusione e il commercio – di un disco risultava molto più agevole grazie al sistema basato sul cosiddetto “disco matrice”; il cilindro fonografico, poi, risultava ulteriormente penalizzato dalla sua capacità limitata, che costringeva a scomode disposizioni “a cascata” per registrazioni più lunghe. Quello dei supporti fisici è dunque un mercato particolarmente altalenante e le sue forti oscillazioni ne sono la prova: dopo anni in cui il concetto di portabilità ha dettato legge, facendo spopolare supporti sempre più piccoli e tascabili (cassetta e walkman, compact disc e lettore CD portatile, lettori MP3 e via dicendo, fino ad arrivare alle nostre coeve piattaforme di streaming), da qualche anno assistiamo ad un vero e proprio revival del disco in vinile (un fenomeno capillare, anche detto vinyl resurgence), imputabile forse al particolare “carattere” del vinile, dovuto a usura e micro-imperfezioni – inevitabili per i supporti analogici – o, magari, ad una diffusa passione per il vintage, che romanticamente professa e sogna un generico ritorno alle origini nei giorni del fast food.

DiStagione

Due ottime news per aprire la sezione relativa alle primizie musicali di giugno: dopo un “falso allarme” relativo ad un presunto nuovo album del cofondatore degli OutKast André 3000 (la voce, scaturita da una dichiarazione di Killer Mike è stata presto smentita dallo stesso), sembrerebbe invece ufficiale l’imminente pubblicazione di nuova musica da parte di Aphex Twin e Drake. Il primo, dopo aver pubblicato il singolo Blackbox Life Recorder 21f, ha annunciato l’uscita di un nuovo EP di quattro brani, chiamato Blackbox Life Recorder 21f/In a Room7 F760 (in uscita il 28 luglio): si tratta della prima release dopo circa cinque anni di silenzio. Per quanto riguarda invece il canadese, dopo aver comunicato di aver scritto un libro (TITLES RUIN EVERYTHING, già disponibile su drakerelated.com) insieme a Kenza Samir – già nota per aver contribuito alla scrittura di parecchi dei brani del rapper – Drake ha inoltre annunciato For All the Dogs, il suo nuovo disco in uscita prossimamente.

Cominciamo dai singoli: Blackbox Life Recorder 21f è inizialmente comparsa su SoundCloud, per essere poi eliminata poche ore dopo; è quindi seguito l’annuncio dell’EP di cui sopra e la pubblicazione del singolo sugli store. Il brano ha delle sonorità UK garage, con ritmi complessi riconducibili al breakbeat: synth e suoni da drum machine abbondantemente riverberati costituiscono l’atmosfera ipnotica del pezzo, che su Pitchfork è stato (a mio parere) intelligentemente descritto come “an unusually reflective look for electronic music’s biggest trickster”; vedremo se il “prestigiatore” tirerà fuori dalla manica qualche asso. Burna Boy ha pubblicato Sittin’ on top of the world insieme ad un’ulteriore versione in collaborazione con 21 Savage (rispettivamente 1 e 22 giugno, con tanto di video ufficiale), una meglio dell’altra. Si tratta di un brano con un sound nostalgico come, peraltro, è il videoclip: tra effetti, ambientazioni, vestiti e lowrider che “ballano” sulle loro sospensioni, sembra infatti uscito direttamente dagli anni ’90. Il beat è stiloso, opulento e retrò, tanto che quasi ci si aspetterebbe di sentirci rappare sopra 2Pac o Snoop Dogg. Il risultato è qualcosa di inaspettato, ma che funziona dannatamente bene: al primo ascolto stavo già canticchiando il ritornello, particolarmente catchy; Savage poi, inutile dirlo, continua a non sbagliarne mezza. Insomma, nel caso non si fosse capito, Sittin’ on top of the world è tra le mie uscite preferite del mese.

Passiamo ora agli album, a partire dal tanto atteso La Divina Commedia di Tedua, pubblicato il 2 giugno: essersi fatto desiderare pare aver fruttato parecchio al genovese. Il disco è stato infatti certificato platino a meno di un mese dall’uscita e diversi dei suoi pezzi hanno ormai un posto fisso nella Top 50 Italy di Spotify: tra le 16 tracce mi hanno particolarmente colpito Volgare, con Lazza e Diluvio A Luglio, realizzata in collaborazione con Marracash. Rimaniamo nell’ambito hip-hop con Split Decision, il nuovo EP “corale”di Dave e Central Cee che, dopo aver pubblicato il singolo Sprinter, hanno aggiunto tre ulteriori brani, dando forma alla raccolta: tra episodi più conscious e “da leggere” – oltre che ascoltare – come Our 25th Birthday (in collaborazione con Kamal.) e altri in cui “spaccano il beat” seguendo come da manuale stilemi e caratteristiche tipici del rap britannico, i due si riconfermano tra le colonne portanti del genere. 

She don’t listen to UK rap

if it ain’t Dave or Cench

Rimaniamo nel Regno Unito, ma cambiamo genere: nel corso dello scorso mese King Krule ha pubblicato Space Heavy, il suo quinto album in studio. Un viaggio di quindici tracce lungo il quale ci accompagna la corposa, “voluminosa” e splendidamente graffiata (attraverso la quale sembra spesso di risentire cantare Joe Strummer, si ascolti Pink Shell) voce di Archy Marshall, che si produce in un ampio range espressivo, mostrando una notevole duttilità tra sonorità quasi da crooner (come in Seagirl, realizzata in collaborazione con la cantautrice newyorkese Raveena, forse la mia preferita del disco) e veri e propri urli (Space Heavy). Il risultato è un disco con diverse facce, grunge e trasudante malessere e claustrofobia da un lato e, insieme, profondamente delicato: ne sono prova gli interludi Flimsy e When Vanishing (rispettivamente traccia 7 e 13).

Torniamo a parlare di artisti italiani con Venerus; Il Segreto – così si chiama il suo secondo album in studio – è un disco con una forte cifra live (in parte anche DIY), affascinante e parecchio personale: Il tuo cane (la quinta traccia) esplora sentimenti intimi, paragonando la relazione amorosa a quella di tenero affetto che si sviluppa tra animale domestico e padrone.

E poi guardarti dritto negli occhi 

Perché sian le tue mani a darmi da mangiare

Un brano sincero come Non imparo mai è ulteriore prova della “domesticità” dell’album, perseguita inoltre tramite l’abbondante presenza di rumori ambientali, elementi di parlato, risatine e frasi masticate tra i denti, che inframezzano i brani che fluiscono l’uno dentro l’altro senza soluzione di continuità. Sai che c’è? è diventata subito la mia preferita per via del sound squisitamente retrò: sembra di ascoltare un brano della colonna sonora di un film di Fantozzi e, credetemi, è un complimento (che peraltro penso Venerus stesso apprezzerebbe: “Sono innamorato di certe cose del passato e adoro andare nei negozi a cercare vecchi vinili (…) i dischi da cui sono davvero affascinato appartengono ad altre epoche, diciamo dai primi anni Sessanta alla fine dei Settanta. Sono rapito da come veniva concepita e realizzata la musica allora”, citando un virgolettato riportato su giornaledellamusica.it).

Chiudiamo, infine, con qualcosa di profondamente diverso, cui vale però sicuramente la pena fare almeno riferimento: il 7 giugno è infatti uscito il remaster di Libertà obbligatoria di Giorgio Gaber. Il disco – pubblicato nel 1976 – contiene una delle repliche (Bologna, Teatro Duse, 14/10/1976) dell’omonimo spettacolo, replicato diverse volte nel corso della seconda metà dei ’70 e avente come tema centrale il Sessantotto, tra pregi e contraddizioni di un movimento socio-culturale che (invano) cerca di opporsi ad una società ormai caratterizzata da capitalismo, conformismo e massificazione.

Golden Hour Gems

Questo mese duplice menzione per Burna Boy: l’artista nigeriano, oltre ad aver pubblicato il singolo di cui abbiamo detto sopra, è entrato nella nostra seleção con It’s Plenty, nona traccia di Love, Damini (il suo sesto disco uscito a luglio 2022) e, a mio parere, un perfect match con il mood della playlist; chissà perché non ci ho pensato prima. 

Tra gli altri brani, ho poi inserito BF//GF. di Oblé Reed, realizzata insieme a Gwen Bunn, cantautrice di Decatur (cittadina dello stato della Georgia); il ventiduenne di Seattle è stato tra le mie scoperte migliori dell’ultimo periodo e – a giudicare da ciò che ho avuto modo di leggere online e di sentire “in giro” – parecchi sono della mia stessa opinione: diversi pezzi del suo ultimo album LINDENAVE! sono infatti entrati ufficialmente nella mia heavy rotation (oltre a quello inserito in playlist consiglio almeno l’ascolto di MP3., TWOTWOTWO., BLACKKIDS. e DANCEPARTY.).

Buon ascolto e buona estate!

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Francesco Bonfante