Golden Hour – GIUGNO 2023, prima parte

 Golden Hour – GIUGNO 2023, prima parte

Editoriale

Cucinare – per me stesso come per gli altri – è tra le mie passioni: intendiamoci, il mio è ed è sempre stato un approccio piuttosto istintivo e, se dovessi farlo, mi definirei senza dubbio un absolute beginner. Ciononostante, ultimamente ho tentato di “affinare la tecnica”, con una costante fame (parola scelta non a caso) di nozioni, tecniche e skill nuove tramite libri, video-ricette e contenuti legati alla cucina e all’enogastronomia tout court – soprattutto sotto forma di post Instagram che fruisco e salvo in maniera quasi maniacale (mettendoli poi effettivamente in pratica piuttosto raramente); diciamo che, ad oggi, riesco a sopravvivere e – almeno per ora – nessuno si è mai sentito male per via di qualcosa che gli ho cucinato. 

Voi direte: “e che c’entra tutto questo con la musica?”; innanzitutto, un primo punto di tangenza è riscontrabile nelle mie modalità di esprimere affetto: se dovessi infatti definire il mio love language, rientrerei probabilmente nella categoria dei cosiddetti “atti di servizio”. Per me non c’è maniera migliore di dire a qualcuno “sei importante” che tramite una playlist personalizzata e/o cucinando la colazione, il pranzo o la cena per la persona in questione (una cosa non esclude l’altra, se vi riservo il “trattamento completo” ritenetevi particolarmente fortunati).

Al di là delle questioni personali, esistono poi parecchi collegamenti che possono unire palato e orecchie, tra cui aneddoti più o meno fondati, ma indubbiamente suggestivi: per citarne uno, il cosiddetto “Elvis sandwich”, il panino a base di bacon, banana e burro d’arachidi che sembra fosse il preferito del king del rock ’n’ roll. Si dice spesso, poi, della natura di gourmand di Gioachino Rossini. Il suo è un lascito fondamentale per la musica italiana, nonché molto ricco: nel corso di pochi anni il pesarese scrisse a profusione, tanto da arrivare ad una sorta di esaurimento che lo portò addirittura ad abbandonare l’opera (per prediligere altri generi, soprattutto quello cameristico; il suo ultimo melodramma fu il Guglielmo Tell). La scelta diede adito a voci e malelingue varie che lo dipinsero come un uomo pigro il quale, arricchitosi in breve tempo, si era “adagiato sugli allori” per dedicarsi ad altre occupazioni, tra cui la gastronomia: si tratta chiaramente di distorsioni, di visioni superficiali e scorrette (sono numerose le pungenti ed “eloquenti” caricature indirizzate al musicista). Come al solito è dunque necessario analizzare la situazione cum grano salis e saper leggere tra le righe, ma – ad ogni modo – è indubbio come la passione e l’interesse per la cultura, la preparazione e la degustazione consapevole del buon cibo effettivamente ci fossero: sono parecchie le ricette inventate, rielaborate ed attribuite al compositore, oltre a quelle successivamente dedicategli. Sappiamo anche di alcune particolari pietanze che Rossini sembrava apprezzare più di altre: tra queste spiccano il tartufo e il tacchino che, citando il compositore stesso, per essere mangiato richiede di “essere in due: io e il tacchino”. 

Tornando alla popular music, trovo interessante e calzante citare un peculiare episodio legato alla quarta fatica del rapper californiano The Alchemist, ovvero The Alchemist Sandwich (pubblicato a dicembre 2022): l’album si presenta infatti come un panino, i cui vari strati – pane, formaggio, insalata e carne – sono costituiti dal contenuto e dall’imballaggio della custodia del disco. Quello di cui sopra, peraltro, non è l’unico caso in cui The Alchemist ha fatto riferimenti gastronomici nel corso della sua discografia: si pensi a The Alchemist’s Cookbook (2008) o Lunch Meat e Bread (entrambi del 2018); seguendo questo “sentiero” poi, ci si para di fronte una pletora di brani con titoli che fanno riferimento a cibo e bevande o che su di essi si basano, come – giusto per citarne un paio – Patatine di Dargen D’Amico, Chicken Lemon Rice di Priya Ragu, la groovy Fast Food dei Fieh o, ancora, Thug Passion di 2Pac, che si apre con l’indicazione delle proporzioni da rispettare nella preparazione di questo cocktail.

Alright, new drink: one part Alizé, one part Cristal

Abbiamo parlato di video-ricette: tra le mie pagine Instagram preferite c’è quella di Daniel Williams, i cui post seguono un modus operandi ben preciso, che consiste nell’abbinare ad ogni piatto che cucina un brano. L’atmosfera (“first, we vibe” è il suo motto), le scelte musicali ed i piatti che prepara sono un vero piacere per occhi e orecchie; per quanto riguarda il palato, purtroppo bisogna ricorrere all’immaginazione. Ammetto di aver operato alcuni “furtarelli”, sia relativamente ai brani consigliati, sia per quanto riguarda alcune sue ricette (quella della shakshuka è la mia preferita, complice anche la colonna sonora: gran bel pezzo Acid Rain di Chance the Rapper) e, in conclusione dell’editoriale di oggi, ho pensato di farne un altro, ma stavolta direttamente del concept

Ecco perciò la torta salata a spirale di zucchine, carote e ricotta, uno degli ultimi piatti che ho realizzato, “narrata in musica”.  

Scenografica ma semplice (giusto un po’ esasperante la fase di taglio e di disposizione di quelle sottilissime fettine di verdura), fresca e saporita, l’ho preparata con una “frizzante” playlist dedicata al cantautorato francese degli anni ’50 in sottofondo. Tra un pezzo di Brel ed uno di Brassens, alla fine ho scelto Boum! di Charles Trenet che, con il suo ritmo allegro e spensierato ed il testo leggero, ricco di giocose onomatopee e quasi onirico, calza a pennello.

Se è vero che si mangia anche con gli occhi, allora nel nostro caso possiamo estendere il tutto all’udito: insomma, buon appetito e buon ascolto.

Title Track

Il brano che ho selezionato per questo mese è June di Briston Maroney, prima traccia dell’EP Big Shot (2017), il secondo capitolo del percorso discografico del cantautore americano.

June si apre con una chitarra dal tono lo-fi (caratterizzata da un percepibile ronzio di sottofondo), in un certo senso “sincero” e “schietto” che, insieme alla splendida voce di Maroney, costituisce la spoglia atmosfera della prima e della seconda strofa; queste aprono il brano quasi in sordina, anticipando alcuni dei dolori e dei dubbi che, prima nel pre-chorus e poi nel ritornello – con un’esplosione caricata e preparata nel minuto e mezzo precedente – Briston Maroney ci butta violentemente addosso. 

I don’t know where it’s gonna be a year from now 

Un’intervista (con relativo articolo) rilasciata dall’artista per Rocka Magazine costituisce una preziosa ed interessante chiave di lettura ai fini dell’interpretazione del brano: June è un pezzo estremamente personale per Maroney, nato in un periodo di incertezze e di crisi interiore. Pur essendo stata scritta tra senior year e college (18-19 anni), questo delicato passaggio non costituisce il tema della canzone, che riguarda disagi di più ampio respiro, come specifica il cantautore stesso:

“Everyone thinks June is about going to college. It never was. It was something way bigger”

“I hated myself. I hated my friends and my girlfriend at the time was so mean to me. Life had always gone up and down but that time in my life felt different. I wrote to disconnect from everything” (da rockamag.com)

Trovo che questo brano abbia il potere di toccare da vicino l’ascoltatore, “pizzicando delle corde” piuttosto sensibili: capita a tutti di trovarsi in situazioni di smarrimento, in cui tutto sembra cambiare inesorabilmente di fronte ai nostri occhi e farci perdere ogni riferimento. 

Altro topos del quadro dipinto da Maroney è quello della delusione: volere o attendere fortemente qualcosa, per poi rimanere profondamente spiazzati per via della dura realtà, che ci colpisce come una forte pallonata in pieno viso.

Ain’t it funny how I wanted this all my life? 

Ain’t it funny how I got it here and it don’t seem right? 

Ain’t it funny how we all want to be someone new? 

Ain’t it funny how I fell in love and then came June?

Ho scelto June perché mi è sembrata “cucita su misura” sulla malinconia tipica di questi ultimi giorni di primavera: se sia colpa della sessione estiva o del clima ancora incerto e “ballerino” non so dirvelo con precisione. Ad ogni modo, penso che ognuno possa vedere se stesso e rispecchiarsi in questo brano, magari traendovi alcuni spunti di riflessione.

Eventi in arrivo

Negli scorsi giorni Elio e le Storie Tese hanno fatto parlare di sé: oltre ai due live a Carpi previsti per 1 e 2 luglio (Il Concertozzino ed Il Ritorno del Concertozzino), la band – che aveva detto di essersi sciolta nel 2018 – ha annunciato una parziale reunion (che difatti non coinvolge Rocco Tanica) in vista di un nuovo spettacolo, in partenza da ottobre. “Mi resta un solo dente e cerco di riavvitarlo”, tra le sue trenta (e passa) tappe passerà anche per il capoluogo piemontese in data 28 e 29 novembre, presso il Teatro Colosseo.

Per quanto riguarda strettamente Torino e cintura poi, tra festival ed eventi en plein air, luglio sarà un mese ricco di musica; a partire dal Flowers Festival (parco della Certosa Reale, a Collegno), che porterà diversi artisti nella nostra città: Carl Brave, Daniele Silvestri, Edoardo Bennato e i Baustelle sono solo alcuni dei numerosi ospiti previsti (rispettivamente 3, 6, 8 e 13 luglio). Una lineup di spessore anche per quanto riguarda il Sonic Park, che si terrà presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi: tra Simply Red (4 luglio), Biagio Antonacci (7 luglio), Madame (8 luglio), Guè ed Emis Killa (9 luglio), Placebo (11 luglio), Sting (12 luglio) e Black Eyed Peas (13 luglio), c’è solo l’imbarazzo della scelta. Interessante poi il programma dell’Evergreen Fest (iniziato ai primi di giugno, presso il parco della Tesoriera), che propone quotidianamente laboratori ed eventi interessanti – peraltro con ingresso gratuito – che spaziano tra svariati campi; giusto per citarne uno tra i tanti, venerdì 14 luglio Samuel dei Subsonica si esibirà in un dj set. Saranno due invece i concerti allo Stadio Olimpico: con un repertorio in parte nuovo (il suo ultimo album MATERIA (PRISMA) è uscito il 26 maggio), Marco Mengoni aprirà le danze in data 5 luglio, seguito poi dai Pinguini Tattici Nucleari (19 luglio). A luglio si esibiranno anche gli Africa Unite (2 luglio): la location sarà lo Spazio211 in via Cigna, che nel corso del mese venturo ospiterà diversi interessanti musicisti ed eventi tra cui la TORINO SOUL NIGHT (6 luglio).

Due serate tributo presso il teatro della Concordia di Venaria, con gli Akuakiara, la “Battisti Lover Band” e la “Rino Gaetano Band”, tribute band fondata da Anna Gaetano (la sorella del cantautore), che vede tra i propri componenti Alessandro Gaetano, nipote di Rino; appuntamento rispettivamente per il 15 ed il 21 luglio. Per chi è disposto a fare qualche chilometro in più: sabato primo luglio Carmen Consoli si esibirà presso l’Area Romana di Susa, mentre Francesca Michielin – con il suo tour L’Estate dei Cani Sciolti, che si prolungherà fino a settembre inoltrato – chiuderà in bellezza il mese con uno show a Bardonecchia (festival “Borgate dal vivo”, 31 luglio).

Concludiamo con il Teatro Regio, che nell’ambito delle sue iniziative dedicate al cinquantesimo compleanno della venue (“Regio 50”) organizza un tributo all’inaugurazione del Regio, tenutasi nel ’73 con l’interpretazione di Maria Callas de I Vespri siciliani di Giuseppe Verdi; appuntamento per il 6 luglio.

Al prossimo numero!

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Francesco Bonfante