Golden Hour – APRILE 2023, seconda parte

 Golden Hour – APRILE 2023, seconda parte

MusiCalendario

Qualche numero fa abbiamo parlato della prima dell’Aida di Giuseppe Verdi; fin dal debutto – avvenuto al Cairo nel dicembre 1871 – l’opera riscosse un notevole successo, che si portò dietro una lunga coda di repliche: nella storia degli interpreti del celebre melodramma troviamo anche Luciano Pavarotti nel ruolo di Radamès; il mese appena trascorso risulta particolarmente importante per il famoso tenore il quale, proprio nell’aprile 1961, vinse il Concorso Achille Peri: la competizione, volta a scovare e premiare giovani promesse della lirica, fece emergere il talento del modenese che, dopo la vittoria, fece il suo debutto. Il 29 aprile 1961 Pavarotti (all’epoca venticinquenne) calcò il palco del teatro municipale di Reggio Emilia nel ruolo di Rodolfo, il poeta coprotagonista de La bohème di Giacomo Puccini. Di lì in poi, il resto è storia; tra venue italiane e non, il tenore si conquistò una notorietà internazionale, transoceanica persino, interpretando alcuni tra i ruoli più importanti e rilevanti del melodramma; tra gli altri, Otello, Manrico, Alfredo ed il Duca di Mantova, oltre alle già citate interpretazioni di Radamès e di Rodolfo che, probabilmente proprio per la sua funzione di “apripista”, rimase tra i ruoli più importanti dell’onorata carriera di Pavarotti.

Non solo opera, però: alcune amicizie e circostanze particolari traghettarono Pavarotti verso “lidi” anche non strettamente afferenti al melodramma. Ricordiamo, ad esempio, Miserere, brano di Zucchero realizzato insieme al tenore (il primo sconfinamento nella musica leggera, l’inizio di collaborazioni ed avvicinamenti – che non furono immediati – ad altri generi musicali, nonché “scintilla generatrice” del progetto riportato di seguito) e Pavarotti & Friends, l’iniziativa benefica che – dal 1992 al 2003 – vide la partecipazione di veri e propri “giganti”: tra gli altri, Sting, Lucio Dalla, Giorgia, Andrea Bocelli, Bryan Adams, i Passengers (gli U2 insieme a Brian Eno), Elton John, Eric Clapton, Céline Dion, Pino Daniele ed Eros Ramazzoti; la lista potrebbe proseguire a lungo. L’obiettivo principale della rassegna era la raccolta di donazioni e di fondi destinati ai bambini colpiti dalle guerre.

Quello di Pavarotti fu un percorso unico, che lo portò a traguardi e soddisfazioni personali che in pochi possono vantare: sono passate alla storia le standing ovation senza precedenti che il pubblico gli dedicava, come avvenne dopo una mise en scène de La figlia del reggimento di Donizetti al Metropolitan Opera House di New York (il tenore fu chiamato al sipario 17 volte), o anche a seguito della sua interpretazione di Mario Cavaradossi nella Tosca di Puccini, sempre presso lo stesso teatro (ben 35 minuti di applausi). Luciano Pavarotti vinse inoltre sei Grammy (uno dei quali in qualità di membro del gruppo I Tre Tenori, il trio composto dal modenese e dagli spagnoli José Carreras e Plácido Domingo), oltre ad altri numerosi premi ed onorificenze, tra cui spicca la curiosa dedica di un asteroide, il cosiddetto 5203 Pavarotti. Infine, nell’agosto scorso, sulla Walk of Fame di Hollywood Boulevard è stata aggiunta una stella alle oltre 2700 già presenti: proprio quella dedicata a Big Luciano (uno tra i soprannomi di Pavarotti).

“Penso che una vita per la musica sia una vita spesa bene ed è a questo che mi sono dedicato”

La citazione riportata sopra è probabilmente la summa della vita di Luciano Pavarotti: un’esistenza votata alla musica (alla quale riteneva necessario che si venisse introdotti fin da bambini, pena la perdita di un “qualcosa di fondamentale”, sempre citando il tenore stesso) ed alla sua diffusione, con l’obiettivo di condividerla e viverla con gli altri e per gli altri – si pensi all’impegno nel sociale cui si è accennato sopra, così importante per il maestro – il più possibile.

DiStagione

Nei numeri passati abbiamo accennato all’eventualità di un possibile annuncio legato a nuova musica di Frank Ocean durante la sua esibizione presso Coachella 2023 (l’artista era previsto tra gli headliner): purtroppo tutto ciò non si è verificato. Dopo aver dichiarato quanto gli fosse mancato il suo pubblico, l’artista ha annunciato di non aver scelto di presenziare al festival per annunciare un nuovo album: il disco sarebbe in programma, ma “not right now”. Un’ulteriore cattiva notizia ha poi colpito i fan quando, nel corso dei giorni successivi alla performance del 16 aprile, Frank Ocean ha cancellato l’esibizione prevista per il secondo fine settimana del festival, per motivi non del tutto chiari (legati, forse, ad un infortunio alla gamba sinistra). Non è stata però solo la defezione a deludere; l’esibizione di domenica, infatti – iniziata in ritardo e conclusasi in maniera brusca e prematura per via del coprifuoco indetto in vista del Coachella – ha lasciato scontenti molti (e, perdipiù, non è stata neanche trasmessa in streaming come promesso). Insomma, un ritorno parecchio atteso che però, purtroppo, non ha retto alle aspettative di tanti.

Ecco alcune delle novità che il mese appena trascorso ci ha regalato, a partire dall’ultima settimana di marzo, durante la quale è uscita parecchia musica interessante. Tra gli altri, si sono fatti vivi Tyler, The Creator (quest’ultimo già citato nello scorso numero per via dei singoli con cui aveva anticipato la release su cui spenderemo qui due parole) e Generic Animal; cominciamo dal rapper californiano. Il 31 marzo Tyler ha pubblicato la versione deluxe del suo sesto album CALL ME IF YOU GET LOST, chiamata The Estate Sale e contenente otto inediti. Tra i featuring troviamo Vince Staples, YG ed A$AP Rocky in WHARF TALK, nuovo episodio della “saga” delle collaborazioni tra i due, suggellata da un forte legame di amicizia che – oltre ad un’apprezzabile mole di meme ed inside joke – ha portato a diversi brani, uno migliore dell’altro. Tra Potato Salad, Who Dat Boy, Lost and Found Freestyle ed il pezzo di cui sopra, il duo non si smentisce; oltre ai due singoli cui avevamo già fatto riferimento nel numero di marzo (DOGTOOTH e SORRY NOT SORRY) ho poi particolarmente apprezzato HEAVEN TO ME, anche se, a dire la verità, trovo che CALL ME IF YOU GET LOST: The Estate Sale sia un album più che meritevole di essere ascoltato per intero. Generic Animal – al secolo Luca Galizia – è un polistrumentista della provincia di Varese, classe ’95. Nel corso della sua carriera, Galizia ha collaborato con diversi artisti importanti (tra gli altri, Franco126, Ketama126 e Massimo Pericolo) sia in qualità di produttore e/o strumentista, sia prestando la sua voce. Pubblicato in data 30 marzo, Mondo Rosso è il titolo del suo nuovo EP: quattro tracce, titoli lapidari ed un sound particolare che, tra chitarre acustiche ed elettriche (spesso fortemente distorte) combinate con drum machine, synth saturati e voci trattate con parecchio Auto-Tune, permette all’artista di esprimersi in una maniera tutta sua, profondamente affascinante ed emozionante, come nel ritornello di Venerdì:

Perché venerdì sera 

È stato più importante 

Andare via piangendo 

E il giorno successivo 

Scriverti un messaggio 

Dicendo che è un periodo forse un po’ frustrante 

Che va di pari passo col prezzo della vita 

Ma dimmi tu che vita è

“Che vita è”? Che futuro ci attende? Finirà mai questo “periodo un po’ frustrante” fatto di crisi, povertà e riscaldamento globale (tra i temi principali dell’EP)? Fil rouge dei quattro pezzi è l’impotenza che – in periodi come questo – ognuno di noi sente come una presenza angosciante, un ospite indesiderato con il quale la resa dei conti sembra imminente, così come una generica, inquietante ed incombente “fine” (del mondo, della specie umana, della società, etc… altro topos piuttosto ricorrente, nonché titolo dell’ultimo brano di Mondo Rosso). Nel mese dell’Earth Day (22 aprile) tematiche di questo tipo risultano particolarmente adatte: a tal proposito, il nuovo disco di Vinicio Capossela calza a pennello. Tredici canzoni urgenti è uscito venerdì 21 aprile e, già dal titolo, emerge chiaramente la sua natura “impegnata”, legata ad avvenimenti e difficoltà figlie dei nostri tempi; si tratta, appunto, di tredici tracce in cui il cantautore tratta argomenti spinosi ed attuali, a partire dalla guerra (in pezzi quali Gloria all’archibugio o La crociata dei bambini), al consumismo sfrenato (affrontato in All you can eat), fino ad arrivare all’indifferenza della nostra società, composta da molti “arruolati da sdraiati” ed “interventisti sul divano” (Sul divano occidentale). Molto bella anche Ariosto Governatore, dove – citando l’Orlando Furioso, precisamente il canto XXXIV – Capossela si chiede quanta ragione sia effettivamente rimasta tra di noi, sulla Terra, preoccupandosi della possibilità che sia ormai finita tutta sulla Luna (come accade nell’episodio del viaggio di Astolfo sulla Luna con l’obiettivo di recuperare il senno di Orlando, che lo ha perduto per amore):

(…) sulla Terra 

Non è rimasta che follia.

Cambiamo genere e spostiamoci all’house con Ross from Friends che, dopo un periodo di silenzio, è tornato nel corso dello scorso mese: The One è il nome del nuovo singolo del produttore e DJ britannico che, dopo Tread (album del 2021) sembra avere pronti alcuni assi nella manica: “New year, new me, new studio, new music, new synth, new drum kit, new compressor, new haircut, new wall panels, new hat, new jeans”, etc… (l’elenco prosegue a lungo), ha dichiarato in un post di gennaio. La bella stagione si avvicina e le ultime settimane – non solo a livello metereologico – ce ne hanno dato un assaggio con release dalle sonorità fresche, ritmate e coinvolgenti, insomma con un che di “estivo”: ho selezionato i tre brani di seguito proprio con questo spirito. Tra G Pillola e Vinnie Marakas con la loro Ho Perso La Testa, 4eva di KAYTRAMINÉ (il nome del progetto che vede Kaytranada ed Aminé unire le forze: la produzione è stata curata “a quattro mani” da Kaytranada e Pharrel Williams il quale, peraltro, ha anche rappato, alternandosi spalla a spalla con Aminé. Un commento sulla pagina Genius del pezzo mi ha rubato le parole di bocca: “summer 2023 soundtrack just dropped”) e No More Lies di Tame Impala e Thundercat, il groove fa da padrone: quest’ultimo, in particolare, è un pezzo un po’ funky, un po’ disco, un po’ psichedelico, che insomma mette insieme e coniuga alla perfezione il meglio dei due grandi musicisti che ne sono gli autori. Tra le news del mese, poi, non si può non fare riferimento al nuovo, curioso disco di Mac DeMarco, il quale – in data 21 aprile – ha pubblicato One Wayne G, un colossale album di 199 tracce per un totale di nove ore e mezzo di musica. Un vero e proprio “raccoglitore” di pezzi (strumentali e non, tra brani completi e bozze), le cui date di registrazione ne costituiscono i titoli, eccezion fatta per episodi come 20191009 I Like Her, 20200820 Turn My TV On o, ancora, 20210220 Stratocaster, corredati di un sottotitolo: una singolare soluzione che permette di ricostruire il percorso compositivo del disco, a quanto pare intrapreso nel maggio 2018 e conclusosi nello scorso gennaio (peraltro il mese in cui è uscito Five Easy Hot Dogs, penultima fatica del cantautore canadese). Chiudiamo con CRISTI E DIAVOLI della Lovegang, il primo album pubblicato ufficialmente a nome dell’intero collettivo. Un disco schietto, con un’identità precisa ed inscindibilmente legata alla città di Roma, vera e propria “madre” della Lovegang: basti pensare ai centoventisei scalini della gradinata di Via Dandolo (presso il quartiere di Trastevere), da cui deriva la cifra associata ai nomi d’arte dei membri del gruppo. Altra tematica primaria è quella legata al “sentirsi gruppo”, famiglia persino, particolarmente evidente in Doppio filo (traccia 14):

Tutto se risolve se c’hai n’altra spalla

Si tratta di un disco vario e sfaccettato, dalla natura profondamente hip-hop con episodi che spaziano dall’old school (in pezzi come Classico e Cattive abitudini), a brani crudi e senza troppo pelo sullo stomaco, con cui artisti come Ugo Borghetti e Security vanno a nozze (vedi Morto in foce e Triathlon). Oltre a quelli già affrontati, tra i topoi di CRISTI E DIAVOLI spicca poi uno sguardo malinconico, un che di nostalgico ed insieme senza tempo, che viene ben rispecchiato anche dai beat (firmati da Drone126, Nino Brown ed Il Tre Beats): tra sonorità vecchie e nuove, strumenti suonati ed elettronici, tutto si unisce in un collage ricco di sample, considerati dal collettivo come “lo spirito dell’hip hop, che è un genere postmoderno” (citando un’intervista pubblicata su Rolling Stone).

Golden Hour Gems

Questo mese – a fianco di un classico come Little Wing di Hendrix e “pezzoni” quali 4:44 di JAY-Z e Frank Ocean e Lavender Buds, di MF DOOM – vi propongo anche alcune chicche un po’ meno note, che ho scoperto da poco: parlo di Reset, di Arjuna Oakes e Serebii e di Polo Fendi, di Ozer. 

I primi sono due talentuosi musicisti neozelandesi (che cliccando qui potete vedere impegnati in una versione live del brano inserito in playlist), mentre Ozer è un rapper di San Francisco che, nella sua Polo Fendi, unisce le forze con Scion Rae, artista del New Jersey; il rapper californiano mi ha colpito parecchio con i suoi brani (Blow My High featuring Sussy e Say Less con Lou CharLe$ tra le mie preferite) che sicuramente apprezzerete se – come me – vi siete lasciati rapire dal ritmo contagioso di Polo Fendi.

Buon ascolto.

Al prossimo numero!

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Francesco Bonfante