Dawn FM: cosa sembra e cosa non è

 Dawn FM: cosa sembra e cosa non è

Dawn FM è il nuovo album di The Weeknd, il quinto. Lui, Abel Tesfaye, si è ormai guadagnato la posizione, invidiata e invidiabile, di poter fare un po’ quello che gli pare, musicalmente parlando. Tanto, vada come vada, andrà comunque abbastanza bene. A ridosso dell’uscita dell’album non c’è stata molta risonanza mediatica per essere la nuova uscita (a distanza di due anni dall’ultima), di uno degli artisti più noti e più esposti al momento viventi. Circolavano informazioni riguardo il concept, fondamentalmente l’idea dell’uscita da un tunnel, con inevitabile parallelo con la situazione pandemica, scoppiata non troppo prima della data di pubblicazione di After Hours, l’album precedente.

Poi si sapeva dei featuring, tra cui spiccavano i nomi di Jim Carrey, Lil’ Wayne, Swedish House Mafia e nientemeno che sua altezza imperiale Quincy Jones. Bisognerebbe sempre approcciarsi all’ascolto di un album in modo totalmente scevro da preconcetti, ma scarrellando i nomi di prima come si fa a non immaginare un brano con Jim Carrey che “fa le voci”, uno con Lil’ Wayne che sia una banger track, uno con SHM che abbia un drop accattivante dopo un breakdown con The Weeknd che un po’ canta, un po’ rappa etereo su un pad, e uno con lo zio Quincy che lo investa ufficialmente come il nuovo reuccio del pop di matrice black e di Jacksoniana discendenza?

Beh, la sorpresa è che tutto questo non succede. O, quantomeno, non succede così. E l’album è bellissimo, la cosa più bella di questo scorcio iniziale del 2022. L’artista deve osare, sempre. E la cosa più emozionante che Abel potesse fare era stupire. E stupisce, mettendosi in discussione e mostrando il fianco, lui e chi è con lui. C’è consapevolezza (come potrebbe non esserci), ma non c’è convinzione, nel senso di credersela. C’è vulnerabilità, non discussione. Malinconia, ma non tormento. “Usare” Jim Carrey, il più grande caratterista vivente, famoso globalmente, con la SUA voce, anche un po’ sussurrata, come dj di questa radio, Dawn FM, a collegare un brano all’altro, è totalmente sorprendente.

Quincy Jones ha 88 anni, e chi ascolta i brani rigorosamente nell’ordine proposto dall’artista, anche perché, di fatto, è una playlist radiofonica, quando arriva alla traccia A Tale By Quincy, pensa di essere in procinto di ascoltare qualcosa di simile a Giorgio By Moroder dei Daft Punk, con una cronistoria intrisa di riflessioni di vita di una leggenda vivente che sta per farci commuovere e poi muovere un po’ funky. Invece, questa lettera non è un tributo autoportato, ma il regalo di un anziano che non ha risolto, oltre a non averli evitati, i suoi problemi di relazioni, ma quantomeno li ha capiti, individuati. E ce ne parla, chiudendo la riflessione con un disarmante “guardarsi indietro è una merda, eh?”.

Gli Swedish non fanno un intervento alla Daft Punk, non tributano Moroder con arrangiamenti elettronici commerciali, quanto invece riportano alla prima elettronica, quella dei paddoni morbidi e delle frasi lunghe. Micheal Jackson c’è, a partire da quella somiglianza vocale che The Weeknd può scegliere se marcare di più o di meno. Tuttavia non c’è Il Jackson di Thriller, quanto più quello di Human Nature. Quello dei Jackson Five, di Micheal, lo fa evidentemente Bruno Mars, col fido Anderson Paak. Era talmente grande, Michael, che per portarne avanti l’eredità devono essere almeno in due, evidentemente.

Parliamo di Lil’ Wayne, ora, che è uno che quando fa un featuring, di solito, sta a fianco dell’artista principale per doppie, sporche e per quello special che ci si aspetta e che immancabilmente arriva per gustarsi ancora un ultimo giro di ritornello. E invece The Weeknd, e la co-produzione di Oneohtrix Point Never, che fanno? Mica lo coinvolgono in una banger track, no, ci fanno una ballad. Con Lil’ Wayne che forse per una volta era in studio non a torso nudo. Che idea, e che bomba il pezzo.

Dawn FM è un album molto americano, in cui i suoni sono pensati e cesellati per creare un’atmosfera, un mondo. Ci sono gli anni ’80, ma non come di tendenza: non gli A-Ha, ma piuttosto i Foreigner; c’è la strada, ma non per droghe e perdizione, quanto per avere tutti qualcosa in comune, con scelte che ricordano Common con brani come “The People” o Akon con “Lonely”.

Dawn FM sembra un album avant-garde, un po’ sofisticato, e l’ascolto in verità non è semplicissimo, non è un easy listening da macchina, ma in realtà è l’album più pop che The Weeknd potesse produrre, e lui è la popstar più attuale che ci sia.

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Andrea 'Frisk' Lazzero