Consulta per le persone in difficoltà: gli obiettivi della ricerca Piemonte e disabilità

 Consulta per le persone in difficoltà: gli obiettivi della ricerca Piemonte e disabilità

Si è tenuta questa mattina la restituzione dei lavori di analisi della Consulta per le persone in difficoltà, che hanno fatto emergere le istanze del territorio piemontese da parte delle persone con disabilità e in condizione di fragilità.

A introdurre il convegno, Francesca Bisacco, presidente della CPD che ha evidenziato l’obiettivo di questo lavoro e dell’impegno quotidiano della Consulta, ossia il miglioramento della qualità di vita per una dignità maggiore delle persone. “Non basta più festeggiare un’anagrafe accessibile o un posto per la carrozzina sul pullman. Questa deve essere la normalità”. La ricerca è stata organizzata in 6 focus tematici, ma è stato chiaro fin da subito che gli interventi devono essere quanto più possibile trasversali e non a compartimenti stagni.

Carlo Giacobini, esperto di disabilità e coordinatore scientifico ha approfondito i temi della ricerca, ognuno diviso in ‘nodi’ e conseguenti ‘istanze’.

Vivere il territorio: prima di tutto è stata notata la complessità nella fruibilità delle informazioni da parte delle persone/famiglie a maggior rischio di esclusione sociale, mentre nel pratico sono ancora troppe le limitazioni nei trasporti e nella mobilità urbana ed extra-urbana. La proposta non tocca solo il tema dei trasporti, ma comprende anche ampliamenti nell’offerta ludica, museale e di aggregazione.
Queste istanze sono state prese in carico dall’assessore Marco Gabusi (con deleghe ai Trasporti, Infrastrutture, Opere pubbliche, Difesa del Suolo, Protezione civile). Nel suo intervento, l’assessore ha annunciato l’investimento di 150 milioni di euro in un periodo di 10 anni per migliorare i collegamenti e l’accessibilità ai piccoli centri della Regione, potenziando il trasporto ferroviario e su gomma. Grazie al Pnrr si potrà migliorare anche il servizio della Canavesana e della Torino-Ceres e ammodernare i piani urbani allineandoli ai cambiamenti che la città di Torino ha avuto negli anni.

Diritto al lavoro: si riscontra l’incrocio di uno scarso sostegno ai Sindaci per le politiche del lavoro, con uno scarso sostegno alle imprese per l’assunzione e la formazione di persone con disabilità. Assunzione che deve tradursi in permanenza sul posto di lavoro, con il giusto accompagnamento.
L’assessore Elena Chiorino (deleghe a Istruzione, Lavoro, Formazione professionale, Diritto allo Studio universitario) ha assicurato lo stanziamento di 7 milioni di euro in politiche di orientamento e accompagnamento sul posto di lavoro per la durata di tre anni. Ha sottolineato poi che i problemi delle persone con disabilità si intersecano con i problemi della società in generale nel mondo del lavoro: gender gap, precarietà del lavoro, condizioni di sostegno alla famiglia sono temi che toccano tutti, e che devono essere risolti per tutti.

Diritto allo studio: per migliorare l’inclusione bisogna fornire servizi di orientamento per le famiglie durante la scuola dell’obbligo, e successivamente tutorati e affiancamenti efficaci durante gli studi universitari. A scuola si riscontrano anche una scarsa offerta di attività extrascolastiche e un limitato coinvolgimento nelle attività motorie e sportive. La povertà educativa è un rischio maggiore fra i minori con disabilità.
Ancora l’assessore Chiorino ha ribattuto che per questo tema la priorità è quella di incrementare il numero di insegnanti di sostegno adeguatamente formati non solo in un momento iniziale, ma in modo permanente. Anche in questo caso il Pnrr può fornire dei fondi per la scuola, ma bisogna provvedere a progetti sistematici e non una tantum.

Sostegno alla famiglia: il nucleo familiare è il primo ambito di socializzazione, ma spesso è carente nell’informazione e nel supporto alla genitorialità (i genitori hanno il ruolo di genitori, non di terapeuti o infermieri). Si riscontra anche una carenza nell’informazione legale, e, molto importante, nel tema del ‘dopo di noi’. Una famiglia non deve rimanere senza servizi di supporto nei casi di emergenza (mancanza di un famigliare, malattia di un genitore…) e man mano che il figlio con disabilità diventa adulto e si appresta a realizzare progetti personali.

Abitare sociale: ci sono ancora scarsi sostegni all’abitare in autonomia, che spesso si limitano a soluzioni di cohousing quando ci sarebbero altri modelli da sperimentare. Anche la residenzialità in RSA presenta dei limiti all’inclusività segregando le persone che ne usufruiscono. La casa non deve essere vista come un fine da raggiungere, ma uno strumento, un trampolino da cui uscire e svolgere altre attività.
L’assessore Maurizio Marrone (Politiche sociali e dell’integrazione socio-sanitaria) assicura lo stanziamento di 20 milioni di euro rispettivamente per il 2022 e il 2023 per le prestazioni di cura domiciliari. Questo dovrebbe ridurre le richieste di lavoro part-time o di licenziamento per assistere un proprio famigliare a casa. Nelle politiche abitative non c’è più spazio per gli sprechi economici.

Curare e curarsi: le campagne di prevenzione, importantissime, riservano ancora poca attenzione al target della disabilità, con un limitato coinvolgimento dei medici di famiglia. Un tema delicato come la salute sessuale e riproduttiva non è quasi mai accessibile per persone con disabilità, e anche la telemedicina e la teleassistenza potrebbero avere un larghissimo utilizzo per queste persone. Anche qui i problemi della medicina di genere (che incontra difficoltà di applicazione nella società), vengono traslati sulle persone con disabilità, aumentando la difficoltà di diagnosi e cura.
Il dottor Franco Ripa, in rappresentanza dell’assessore Luigi Icardi (Sanità, Livelli essenziali di assistenza, Edilizia sanitaria), assicura che si sta compiendo uno sforzo per recuperare le liste d’attesa createsi durante la pandemia. Sottolinea poi che il Piemonte è tra le regioni con la popolazione più anziana, dato che tenderà a crescere ancora nei prossimi anni e porterà a un sovraccarico delle strutture ospedaliere. Bisogna poi tenere in equilibrio le esigenze della prevenzione con quelle degli interventi di pronto soccorso, e decidere quindi come distribuire i fondi. In ultimo, è necessaria una maggiore continuità nel percorso del paziente da minore, ad adulto e anziano.

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Sara Levrini