ATP Finals: il ritorno di “Nole”

 ATP Finals: il ritorno di “Nole”

Si è conclusa a Torino la seconda delle cinque edizioni delle Nitto ATP Finals, il torneo di tennis che ospita i top players della classifica ATP. Ha vinto Novak Djokovic imponendosi 2 set a 0 su Casper Ruud. Torneremo a fare qualche considerazione tecnica sulla finale, ma prima vorrei fare qualche considerazione sull’evento in sé.

Lo scorso anno, complice anche il cambio di giunta occorso poco prima dell’inizio dell’evento, l’organizzazione non si è rivelata all’altezza del compito che, lo ricordiamo, vede in ATP Finals un evento di portata internazionale per non dire mondiale. Si erano registrati diversi disagi, come code interminabili alle biglietterie e agli ingressi e in generale uno scarso livello organizzativo.

Quest’anno le cose sono andate sensibilmente meglio: l’afflusso del pubblico al Pala Alpitour è stato ben gestito, non si sono verificati intoppi di natura logistica e in generale tutto è filato liscio. Si registrano comunque ancora alcuni disagi soprattutto sul lato trasporti (sarebbe stato bene prevedere navette ad hoc per i turisti stranieri, e magari uno sforzo maggiore sul versante taxi). Bene la recettività alberghiera a giudicare dalle recensioni dei molti turisti arrivati a Torino per l’occasione.

L’apertura della finale di domenica

Per quanto riguarda l’allestimento del Pala Alpitour si può dire che finalmente a Torino si respirava un’aria internazionale come non si sentiva da tempo: bellissimo l’allestimento e personalmente ho anche gradito il fatto di mettere un po’ di musica ed effetti visivi anche all’interno di una manifestazione dedicata ad uno sport nobile come il tennis.

Ho assistito a partite di grande livello sia nel singolare sia nel doppio, match disputati da campioni assoluti. Vorrei porre però l’accento sulla prestazione del vincitore del torneo, Novak “Nole” Djokovic: questa era la sua sesta vittoria alle ATP Finals. Quello che stupisce guardandolo giocare è la quasi perfezione dei movimenti, della strategia di gioco, della capacità di concentrazione di un atleta pressoché perfetto; dopo il terzo game di gioco si è già capito perfettamente come sarebbe finita la partita. Senza nulla togliere all’avversario il cui talento è stato riconosciuto pubblicamente anche dallo stesso Djokovic nel discorso di premiazione, in questo momento nessuno come Novak è capace di interpretare uno sport a livelli impressionanti.

È stata una bella edizione e ci auguriamo che le prossime che ci aspettano siano ancora  migliori.

La cerimonia di premiazione a Novak Djokovic
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Pierluigi Ubezio