A dieci anni dal processo Minotauro

 A dieci anni dal processo Minotauro

Una sedia e due donne. Così comincia l’incontro di Biennale Democrazia sulle mafie in Piemonte.

Una delle due attrici impersona Maria Stefanelli, testimone di giustizia, moglie prima e vedova poi del boss della ‘ndrangheta Francesco Marando. Maria Stefanelli è una testimone chiave del processo Minotauro che ha portato alla luce la presenza radicata della ‘ndrangheta a Torino e provincia (successivi processi ne sveleranno la presenza anche in altri territori piemontesi).

Il breve ma significativo estratto dello spettacolo teatrale, riporta un interrogatorio alla testimone di giustizia: la preoccupazione per la figlia, la difficoltà della vita sotto nuova identità in una località protetta, la paura costante che ‘quelli’ prima o poi la trovino e la uccidano, i ripensamenti sulla scelta di denunciare la mafia. Alcune parole sono quelle che Stefanelli ha veramente detto a processo e negli interrogatori con la Procura e questo rende tutto più realistico.

Poi, buio in sala.

Dopo un ‘cambio scena’, prendono posto i relatori: Roberto Sparagna, ora sostituto procuratore della DNA (Direzione Nazionale Antimafia) a Roma; Rocco Sciarrone, professore Unito di Sociologia delle organizzazioni criminali e direttore de Larco, Davide Donatiello, professore Unito di Sociologia generale ed Elena Ciccarello, direttrice della rivista La Via Libera.

Roberto Sparagna, che ai tempi del processo Minotauro era nel pool di magistrati che svolgeva le indagini sulla ‘ndrangheta in Piemonte, ha ripercorso le strade che hanno portato a quel processo e ai successivi. Un salto qualitativo, concettuale e organizzativo nelle indagini contro la mafia, iniziato nel 2006 quando Rocco Varacalli decise di collaborare con la giustizia. La Procura ha cominciato così a collegare reati, persone e intrecci, e ha ricostruito un quadro, seppur parziale, mai scorto prima.

Minotauro, conclude il dottor Sparagna, è una pietra miliare anche perché ha dettato l’evoluzione di alcuni istituti giuridici: quello della mafia silente, dell’affiliazione rituale, del collegamento organizzativo tra i vari gruppi ‘ndranghetisti… tutti istituti che la Cassazione ha riconosciuto, elaborato e definito in giurisprudenza.

Abbiamo intervistato Roberto Sparagna, di seguito il suo intervento.

Sul piano sociologico, l’analisi è altrettanto interessante. Ne parla Rocco Sciarrone, che sfata alcuni miti e luoghi comuni: gli affiliati non sono ‘alieni’ provenienti da altre regioni: sono anche piemontesi che entrano in contatto con la ‘ndrangheta per fare affari o per diventarne veri e propri affiliati. Ma soprattutto, il territorio piemontese si è dimostrato ospitale e pronto ad accogliere la criminalità. Professionisti, politici, insospettabili, che vanno a costituire la cosiddetta area grigia. Un’affinità così marcata tanto che due Comuni (Rivarolo Canavese e Leinì) vengono sciolti per infiltrazioni mafiose, e per un terzo (Chivasso), lo scioglimento viene archiviato dopo sei mesi di indagini.

In questi 10 anni abbiamo affinato la capacità di analisi delle azioni criminali, ma abbiamo ancora un deficit sulle compatibilità politiche, economiche e sociali che permettono di creare un terreno fertile per le infiltrazioni. Ne sono un esempio i programmi elettorali delle recenti elezioni amministrative, in cui non si parla di contrasto alle mafie.

Gli ultimi due interventi di Davide Donatiello ed Elena Ciccarello raccontano il progetto in collaborazione con Crisi Come Opportunità pensato per sensibilizzare i giovani sul tema delle mafie. Quattro storie che raccontano la ribellione, la denuncia e la resistenza alla mafia in Piemonte, a partire dall’esempio di persone reali e vicine: Gabriella Leone, ex Sindaca di Leinì, Maria Stefanelli, testimone di giustizia, Bruno Caccia raccontato dalle voci delle figlie Cristina e Paola, ed Elvio Fassone, ex magistrato che iniziò un rapporto epistolare con un detenuto ergastolano da lui condannato.

Sul tema del coinvolgimento dei giovani, abbiamo chiesto a Davide Donatiello le modalità e le criticità di questo incontro.

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Sara Levrini