5g Tours: robotica e realtà aumentata per i musei torinesi. Intervista ad Anna Follo

 5g Tours: robotica e realtà aumentata per i musei torinesi. Intervista ad Anna Follo

Intelligenza artificiale, robotica, realtà aumentata e telepresenza: sono queste le parole chiave di 5g Tours. 13 casi studio dislocati tra Torino, Atene e Rennes con campi di interesse diversi (rispettivamente turismo, smart mobility e sanità). Nel capoluogo piemontese il progetto ha puntato a coniugare turismo e musei con le nuove tecnologie.

TOradionews ha intervistato Anna Follo, Digital Officer della Fondazione Torino Musei.


Buongiorno Anna, parliamo della genesi di questo progetto: come e quando è nato 5g Tours?

Il tutto è nato nel 2019 grazie al bando Horizon 2020 e ad un partenariato europeo, con Ericsson Italia come capofila. L’azienda ha creato un circuito di enti pubblici interessati al progetto e li ha fatti collaborare. Nel nostro caso Fondazione Torino Musei ha raccolto la sfida.

Quello di 5g Tours è uno sforzo tripartito: tre città e tre diversi campi di interesse. Come sono stati selezionati questi ultimi?

Turismo, mobilità e sanità sono tre settori importanti per qualsiasi cittadino. Fare ricerca in questi ambiti significa rendere percepibili i risultati e i vantaggi apportati dalle nuove tecnologie, anche per i non addetti ai lavori.

Qual è l’obiettivo concreto di 5g Tours?

La mission principale è testare dei casi di utilizzo (possibili grazie alle nuove tecnologie ed in particolare al 5g) che in questo momento si trovano ancora in stato sperimentale e trasformarli in pratica comune e/o servizio a disposizione di cittadini ed aziende.

Parlando di Torino, la settimana interessata dal progetto sarà quella compresa tra il 9 ed il 13 maggio: quali e dove saranno le principali attrazioni?

Ci sono già state e ci saranno altre sperimentazioni nel prossimo mese, ma il focus è sulla settimana dal 9 al 13 maggio presso la GAM e – soprattutto – Palazzo Madama. Qui il pubblico troverà infatti tre diversi esperimenti: in primis un gioco di memory in virtual reality (sviluppato in collaborazione con Samsung). Il visitatore indosserà il visore e dovrà ricostruire, dopo averla visualizzata, una stanza del palazzo. Il fattore innovativo di questa attrazione non è però la realtà virtuale in sé, bensì la gestione (grazie alla rete 5g) della notevole mole di dati richiesta per il caricamento di un modello 3d altamente dettagliato. Il secondo caso studio consiste in una visita in telepresenza dei sotterranei di Palazzo Madama, solitamente non accessibili al pubblico. Gli occhi e il corpo degli spettatori saranno “sostituiti” da un robot, pilotato tramite una rete a bassissima latenza. L’ultima attrazione è stata realizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Si tratta di un breve tour delle ceramiche di Palazzo Madama guidato dal robot R1. R1, dotato di intelligenza artificiale, darà informazioni e risponderà a domande sulle opere e sui loro processi costruttivi. Anche in questo caso il punto saliente dell’esperimento riguarda il 5g: il “cervello” del robot non è montato sulla macchina stessa. Si trova difatti su un server remoto, connesso ad R1 tramite una rete estremamente veloce.

Come mai avete scelto di allestire le attrazioni presso la GAM e Palazzo Madama?

GAM, Palazzo Madama e MAO sono i musei della Fondazione; abbiamo scelto i primi due per una mera questione di copertura di rete. Il primo anno e mezzo di studio è stato infatti dedicato quasi esclusivamente ad un importante lavoro di hardware, al fine di garantire una connessione 5g sufficientemente veloce. Per motivi di conformazione degli spazi del museo, ciò non è stato possibile per il MAO.

Quali sono altri potenziali utilizzi di queste tecnologie nei musei?

In primis la possibilità di far visitare il museo a chi, magari per vincoli fisici (disabilità, mobilità ridotta, ecc), non potrebbe fisicamente recarvisi. Ci sono poi diverse possibili applicazioni legate alle scuole. Con queste nuove tecnologie le visite ai musei diventano possibili anche per istituti lontani, magari fuori Torino. Essenzialmente l’obiettivo è ampliare il ventaglio di pubblico raggiungibile. Molti siti archeologici inoltre sono spesso impraticabili a causa della loro fragilità: tramite la telepresenza sarà possibile avvicinarsi all’esperienza della visita in loco senza rischi. Infine un potenziale campo di applicazione è quello relativo alla sorveglianza: queste nuove tecnologie potranno essere di supporto al “personale umano” per garantire coperture di sicurezza più efficienti.


Clicca qui per il sito ufficiale del progetto e qui per la parte relativa alla città di Torino.

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Francesco Bonfante